Ci sono mattinate come quella di oggi in cui non ci capisci niente: bevi il tuo caffè di lato poggiato al vetro d’una finestra, fuori il giorni già dorato da un sole che già si innalza per superare la sua primavera e dentro non arriva niente. Tutto resta fuori, dentro è un sonno mordace. Ci sono mattine come questa in cui potrebbe piovere a dirotto e forse sarebbe meglio. Ma ci può stare, la luce interiore non per forza deve essere chiara come il giorno che nasce, calda come il sole che si mostra più alto dell’orizzonte. Ci sono mattine come questa che guardarsi dentro è difficile e guardare fuori stordisce.
Se c’è poesia difficile da esplorare questa non può che essere la poesia di chi per ovvie ragioni è ritenuto continuità del Baudelaire (al quale dedicò espliciti versi) ma non esplicitamente per questo la comprensione dei suoi versi è ardua (Baudelaire in fin dei conti era una luce nera ma comunque luminosa), è ardua perché il contenuto dei suoi versi viaggia fortemente a braccetto con la musicalità del verso stesso. Il tutto si perde inesorabilmente nella traduzione che, ahimè – a meno d’una buona padronanza del francese -, siamo costretti a leggere. Mallarmé, quindi, l’intraducibile. Ironia della sorte lui volle imparare l’inglese, lingua che poi insegnò anche, per poter leggere Edgar Allan Poe nell’originale. Difficile è la comprensione del suo verso ma meglio si adatta a me, adesso e meglio si adatta agli occhi dei tanti che come me cercano risposte e si perdono in “un lago dentro un cielo di nuda porcellana, / per una bianca nube una luna lontana / immerge il lieve corno nel gelo d’acque calme, / presso tre grandi cigli di smeraldo, le canne.” (luca)
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Dans le jardin
La jeune dame qui marche sur la pelouse
Devant l’été paré de pommes et d’appas,
Quand des heures Midi comblé jette les douze,
Dans cette plénitude arrêtant ses beaux pas,
A dit un jour, tragique abandonnée – épouse –
A la Mort séduisant son Poëte : “Trépas !
Tu mens. Ô vain climat nul ! je me sais jalouse
Du faux Éden que, triste, il n’habitera pas.”
Voilà pourquoi les fleurs profondes de la terre
L’aiment avec silence et savoir et mystère,
Tandis que dans leur coeur songe le pur pollen :
Et lui, lorsque la brise, ivre de ces délices,
Suspend encore un nom qui ravit les calices,
A voix faible, parfois, appelle bas : Ellen !
Trad.
Nel giardino
La giovane donna che avanza sul prato
Innanzi all’estate adorna di pomi e di grazie,
Quando delle ore il pieno mezzodì scocca le dodici,
In quella pienezza fermando i bei passi,
Disse un giorno, tragica abbandonata, – sposa –
Alla morte che seduceva il suo Poeta: Trapasso!
Tu menti. O vano clima nullo! io mi so gelosa
Del falso Eden che, triste, egli non abiterà.
Ecco perché i fiori profondi della terra
L’amano con silenzio e scienza e mistero,
Mentre nel loro cuore sogna il puro polline:
Ed egli, quando la brezza, ebbra di delizie,
Sospende per un attimo un nome che i calici rapisce,
Con voce flebile, talvolta, chiama piano: Ellen!
Stéphane Mallarmé (Parigi, 18 marzo 1842 – Valvins, 9 settembre 1898)